Il Fringe e la sua storia

Il nostro direttore, Davide Verazzani, ci racconta qualcosa in più del Fringe Festival, da Edimburgo a Milano. E ritorno.

Nel 1947, durante le selezioni per il primo Festival Internazionale di Teatro a Edimburgo, le proposte di otto compagnie non furono ammesse in cartellone per motivi artistici. Queste compagnie, allora, decisero di esibirsi ugualmente creando un loro piccolo “festival”, in una chiesa di Dumferline, paese a 20 km da Edimburgo, rilevante solo perché nella sua abbazia c’è la tomba di Robert Bruce, il re scozzese rivale di William Wallace.

Fu un grande successo di pubblico, e nel 1948 queste compagnie decisero di ripetere l’impresa. Fu in quell’anno che il giornalista Robert Kemp scrisse “…ai margini (Round the fringe, in originale) del festival ufficiale, sembra ci siano iniziative degne di nota…”. Il nome “Fringe” piacque ai promotori, e rimase a indicare il loro festival alternativo.

Ma il successo non arrivò immediatamente. Fino al 1951, anno in cui alcuni studenti dell’Università di Edimburgo istituirono un centro di assistenza alle compagnie, il Fringe non ebbe alcuna organizzazione ufficiale, e solo nel 1959 fu istituita la Festival Fringe Society (che da allora organizza il festival), con un atto costitutivo in cui, fra l’altro, fu definita la politica di non controllare o censurare gli spettacoli.

L’organizzazione portò il Fringe a crescere rapidamente, e in una decina d’anni le compagnie partecipanti passarono da 19 a più di 100. Nel 1969 fu chiaro che l’operazione era ormai diventata troppo grande e complicata perché fosse gestita solo da volontari, e quindi la Fringe Society cambiò pelle, e diventò una società, gestita da un amministratore delegato.

Il Fringe crebbe rapidamente d’importanza e in soli 12 anni il numero delle compagnie partecipanti passò da 57 a 494, facendolo diventare nel 1981 il più grande festival di arti performative del mondo. Da allora, e fra alti e bassi (nel 2008 andò in tilt il sistema di biglietteria, e questo causò un buco di bilancio molto elevato), il Fringe di Edimburgo non ha fatto altro che crescere di anno in anno, fino ad arrivare, nel 2018, a programmare 3548 spettacoli (di cui l’80% a pagamento) in 317 sedi diverse, la stragrande maggioranza delle quali sono spazi non teatrali: aule universitarie, negozi, sale conferenze, tendoni da circo, stanze private, chiese, autobus a 2 piani e perfino bagni pubblici e sedili posteriori di un taxi. Le 55.000 repliche in 25 giorni portano a circa 2.850.000 biglietti venduti, e fanno sì che il numero degli abitanti di Edimburgo raddoppi nel corso del mese di agosto, passando da 500.000 a 1 milione. 

Il successo planetario del Fringe scozzese ha portato alla nascita, negli ultimi decenni, di Fringe Festival in tutto il mondo. Uno dei primi fu nel 1967 il Brighton Fringe Festival, attualmente fra i più attivi e importanti al di là di quello “storico”. Il primo Fringe in Nord America fu nel 1982 quello di Edmonton, in Canada; il primo Fringe negli USA fu invece quello di Orlando, in Florida, inaugurato nel 1992. Attualmente, ci sono ben 246 Fringe Festival: la maggior parte di essi si svolge in paesi di lingua anglosassone, ma ce ne sono diversi anche in Asia, Africa e nel resto d’Europa. Ci sono Fringe Festival perfino a Gibilterra, a Reykiavik, a Macao e a Trinidad, e uno addirittura lungo la linea smilitarizzata che fa da confine fra la parte greca e quella turca di Cipro!

In Italia, il primo Fringe Festival è stato quello di Roma, creato nel 2012, quasi subito seguito da quello di Torino. Anche se entrambi sono vivi e vegeti, non si sono succeduti altri Fringe nel nostro Paese: ci sono stati un paio di tentativi in Toscana e in Puglia, ma hanno avuto vita piuttosto breve.
Il NoLo Fringe Festival è il primo Fringe a svolgersi a Milano. E spartisce con i 4 Fringe Festival di Londra e quello di Hollywood la particolarità di non chiamarsi con il nome della città, ma con quello del quartiere in cui si svolge.

Davide Verazzani

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