“Di proposte ne arriveranno almeno 6, vero?”

Il nostro Davide Verazzani ci racconta il lavoro che lo staff del NoLo Fringe Festival sta facendo in questi giorni di selezione!

“Di proposte ne arriveranno almeno 6, vero?”
Di questo tenore, più o meno, erano le domande angosciose che ci facevamo, quando in un lunedì di fine febbraio abbiamo tolto il velo dal nostro sito www.nolofringe.com, e abbiamo quindi fatto conoscere al mondo teatrale italiano il bando per la selezione delle 6 compagnie che faranno parte del festival dal 3 al 9 giugno.

Quando il Big Ben ha detto stop, alla mezzanotte del 15 marzo, grande è stata la nostra sorpresa nel constatare che, oltre alle almeno 6 che speravamo, di proposte ne sono arrivate altre 161! E, a prima vista, quasi tutte di qualità se non ottima, di certo interessante.

167 proposte. Di cui “solo” 60 da Milano, che consideravamo bacino naturale del festival. Le altre da quasi ovunque in Italia, comprese Sicilia e Sardegna. E perfino 4 dall’estero: 1 dalla Spagna e 3 dal Regno Unito.  

Questo significa, dal nostro punto di vista, alcune cose.

Innanzitutto, la fame di presenza che c’è nel nostro teatro. Di urgenza espressiva, si potrebbe dire, usando un termine forse enfatico ma che ci sembra colga meglio di molti altri quello che ci riguarda. Perché per partecipare alla selezione di un festival alla prima edizione, che ha (forse) il solo pregio di svolgersi a Milano e non in una landa desolata, che come tutti i Fringe Festival richiede capacità di adattamento, compartecipazione attiva, e apertura mentale, che non ha nomi di grido fra gli organizzatori né distribuzioni assicurate per i partecipanti, bè di “urgenza espressiva” bisogna averne, tanta. Non saremo certo noi a rimestare nel paiolo del “come faccio a vendere il mio spettacolo?”, altri lo hanno fatto e lo faranno meglio di noi, e magari ne parleremo anche durante il Festival; ma certamente esiste un sommerso teatrale, nel nostro Paese, che alla passione unisce riflessione, competenza, idee, e che fatica ad arrivare oltre la cerchia di zii e cugini di primo grado, e che è convinto di poter trovare casa in un festival che, per sua natura, un’opportunità la dà a chiunque unisca qualità artistica a una sana dose di follia e testardaggine. 

Poi, la fiducia in chi quella presenza, anche se piccola, te la può dare. Vero, forse il nome “Fringe” fa da abito da sera anche se sotto si resta in pigiama, ma noi preferiamo pensare che chi ha inviato la propria proposta artistica abbia sfruttato uno dei paradigmi fondamentali dello stare in scena, e cioè il “fidarsi”. Di sé stessi, innanzitutto; di quelli che ci circondano sul palco, poi, e del pubblico. E, in questo caso, degli organizzatori.

Il che porta all’ultima considerazione, che parte dalla citazione di un film famoso: “fin qui, tutto bene”, e poi? Cioè: mamma mia, abbiamo una responsabilità enorme, nei confronti delle 167 compagnie che ci hanno affidato le loro opere. Non che non ne fossimo consapevoli, ma questi numeri consistenti, e l’entusiasmo che sentiamo crescere, ogni giorno, intorno al nostro progetto, da un lato ci fanno gelare il sangue nelle vene, dall’altro (per fortuna) ci fanno venire voglia di salire sui tetti e gridare al mondo (o anche solo a NoLo), che siamo felici e tutto sta andando da dio, ma che lo sappiamo che dobbiamo meritarcele, tutte queste good vibes che sentiamo intorno. E il grosso problema è che su 167 ne dobbiamo sceglierne solo 6, quando invece vorremmo farle esibire tutte quante, ma proprio tutte. 

Quello che si è aperto in questi giorni è un vaso di Pandora in cui naufraghiamo dolcemente. Con gli occhi rossi per la visione reiterata di video di spettacoli teatrali al computer, e la sicurezza di star costruendo, mattone dopo mattone, un festival che è sempre meno nostro e sempre più vostro.
Di chi ne legge e ne commenta la creazione.
Di chi cerca di parteciparvi.
E di chi lo frequenterà. 

Davide Verazzani

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