Cos’è un Fringe Festival

Tornano gli editoriali del nostro direttore, Davide Verrazzani, che ci racconta e spiega, cos’è un Fringe Festival! #vocidaFringe

Il Fringe Festival è in teoria un festival delle arti ad accesso libero, privo di direzione artistica e di giuria. 

La dicitura “in teoria” è fondamentale, perché in realtà ogni direzione dei 246 Fringe presenti nel mondo fa la sua scelta: esistono Fringe in cui l’accesso è del tutto libero (Adelaide) così come altri in cui la scelta è demandata dagli organizzatori ai gestori delle venues in cui si svolgono gli spettacoli (Edimburgo); in altri c’è invece una vera e propria selezione artistica (è il caso dei Fringe italiani, per esempio), in altri addirittura la partecipazione avviene tramite una lotteria.

Ci sono Fringe in cui non c’è un vero e proprio vincitore, come a Edimburgo dove i premi sono settoriali (comedy, drama, etc) e vengono spesso dati da giornali o dalle stesse venues, ma non dalla Fringe Society, e altri, come quello di Roma, dove invece c’è una vera e propria giuria e uno spettacolo vincitore. 

Ciò che sta alla base della ragion d’essere stessa di ogni Fringe, però, sono la libertà di espressione e la mancata distinzione fra compagnia professionale e amatoriale: anche dove esiste una direzione artistica e una selezione a priori, gli stili, i temi, le modalità di ogni performance non sono sottoposti a censura, così come l’esperienza di produttori, drammaturghi e interpreti non è un criterio fondamentale. Quel che conta è l’urgenza espressiva e la capacità di farla arrivare a un pubblico, pagante o meno. 

Per questo motivo il Fringe è sinonimo di sperimentazione, e nonostante le sue dimensioni rilevanti è tutt’ora visto dal mondo del teatro, così come dagli spettatori, simile al teatro Off-Off-Broadway.

Gli spettacoli, dovendosi succedere con velocità uno all’altro, giocoforza richiedono periodi di montaggio e smontaggio di scene e luci molto brevi, e quindi prevedono un allestimento molto semplice: spesso in scena ci sono solo uno o due attori, con un palco del tutto vuoto o riempito solo da un paio di sedie e un tavolo. Le difficoltà tecniche aguzzano l’ingegno, però, e non è per nulla strano vedere rappresentati, anche con il poco tempo a disposizione per la preparazione, un’opera rock, un musical o uno spettacolo sullo stile Cirque du Soleil. 

Spesso la mancanza di linea artistica del Fringe è stata motivo di polemica: molti critici o amanti del teatro hanno infatti accusato il Fringe di Edimburgo di accettare spettacoli di scarsa qualità, e di creare false aspettative nel pubblico a causa del suo gigantismo; questo è vero solo in parte: nel corso dei decenni moltissimi autori e attori apprezzati hanno scelto il Fringe per testare i loro spettacoli, e performer del calibro di Dudley Moore, Derek Jacobi, Hugh Grant, Hugh Jackman si sono esibiti su palchi, spesso improvvisati, di venues assai più improbabili dei teatri paludati in cui erano soliti recitare, mentre Alan Bennett nel 1960 proprio a Edimburgo inaugurò con “Beyond the Fringe” un nuovo modo di far satira nel teatro britannico, mentre Tom Stoppard scelse Edimburgo per far debuttare, nel 1966, “Rosenkrantz e Guildenstern sono morti”, pluripremiata pièce da cui trasse poi un film che vinse, nel 1990, il Festival del Cinema di Venezia.  

Michael Dale, ex amministratore della Fringe Society negli anni ’80, ha sintetizzato il punto di vista degli organizzatori del festival scozzese in questo modo: “In generale nessuno può dire di che qualità sarà. Non è così importante, in realtà, perché questo non è il punto centrale del Fringe… Il Fringe è un forum per le idee e le realizzazioni unico nel Regno Unito, e nel mondo intero… Dove altro può accadere tutto questo?”

Davide Verazzani

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